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lunedì 6 giugno 2011

Videointervista a Claudio Cristofani


di Elena Ruzza

Il proprietario del complesso di orti di via Chiodi, l'architetto Claudio Cristofani, spiega le ragioni che sono alla base  della sua iniziativa. In questa breve intervista si toccano diversi temi, come la ricerca di forme di utilizzo del territorio alternative all'ormai insostenibile saturazione edilizia e la necessità sociale di servizi che non diventino ghetti riservati a categorie deboli, come gli anziani e le famiglie a reddito più basso. Queste immagini non rappresentano la soluzione ai problemi della qualità della vita all'interno delle nostre città ma offrono un utile spunto di riflessione per l'urgente ridefinizione del nostro rapporto con la natura.

lunedì 16 maggio 2011

Aula all'aperto

 di Elena Ruzza

Proseguono i lavori, in via Chiodi, e tra gli orti sorge ora l'aula all'aperto realizzata dagli studenti del laboratorio "Costruire naturale". 
La struttura, costruita con aste di bambù lunghe circa tre metri intrecciate e legate con corda, è stata progettata per essere leggera, di semplice realizzazione, smontabile e rimontabile.
Una volta realizzati i fori, con l'ausilio di una trivella, 12 tronchi sono stati piantati nel terreno, protetti da uno strato di vernice bituminosa, a sorreggere la copertura. Questa è costituita da tre archi di travi intrecciate con la tecnica del ponte autoportante sperimentato la prima volta da Leonardo da Vinci. Per conferire maggiore stabilità alla struttura sono stati infine inseriti dei tiranti. 



mercoledì 4 maggio 2011

Quando il lunedì è sostenibile

di Elena Ruzza

I Lunedì sostenibili sono una serata al mese, a Milano, dedicata al verde e alla socialità. Un lunedì sera in cui associazioni e persone che si occupano di verde urbano etico possono conoscersi, presentarsi, illustrare i propri progetti, cercare eventuali sinergie e, tra amici, bere un buon drink o una tisana.
I lunedì sostenibili nascono per lo scambio di opinioni, conoscenze, informazioni, l’intrecciarsi di progetti ed entusiasmi per un sogno comune: città più verdi e vivibili che abbiano la bio-diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali. Città multiculturali con parchi agricoli, energia pulita, bio-architettura, tetti ricoperti di orti/giardini. Città dove ritrovare il contatto con i ritmi e i cicli della natura: il tempo della fioritura, della maturazione, della raccolta. Il ricco e pacato tempo degli orti.
Sul sito si trovano il programma dei prossimi incontri e l'archivio degli argomenti trattati dal 2008 ad oggi.

Orti in corso in via Chiodi

di Elena Ruzza

ORTINCORSO è un tema di progetto, un lavoro progressivo, un esperimento. 
Nasce all'interno del corso "Costruire naturale" della facoltà di Architettura Ambientale e prende atto della realtà diffusa degli orti nelle nostre città, di come siano una necessità e una risorsa ancora tutta da valorizzare. 
Inizia dopo due mesi di studio sulla pratica dell'agricoltura urbana, di indagine negli orti di via Chiodi, di proposte per la progettazione in questa dimensione a metà tra la città e la campagna, tra lo spontaneo e l'organizzato, tra il verde e il costruito. 
ORTINCORSO vedrà alcuni studenti di architettura e i loro docenti all'opera nella progettazione e nella realizzazione di due spazi all'interno del complesso di via Chiodi, un orto seminato e coltivato con la guida di un agronomo dell'università di Milano, e un'aula all'aperto progettata e costruita dagli stessi studenti. 
Ad oggi, il terreno dell'orto è stato zappato e dissodato e sono già seminati pomodori, basilico, lattuga e carote.
Per quanto riguarda l'aula, in questi giorni il terreno su cui verrà realizzata è stato accuratamente ripulito e battuto, e sono state trasportate in loco le travi in bambù per la costruzione della copertura che inizierà a breve!


lunedì 11 aprile 2011

Milano orti urbani, la storia


di Elena Ruzza

Nella storia di Milano città e agricoltura hanno sempre convissuto, anche se con modalità, finalità e valenze diverse a seconda delle varie epoche. Guardare alle forme che hanno assunto gli orti urbani nel tempo ci racconta qualcosa del modo di pensare, vivere e produrre di chi li coltivava.
Risalendo fino al medioevo, i documenti storici dell'epoca dimostrano l'importante presenza di orti attorno alla città, la maggior parte dei quali di proprietà dei monasteri.
Ma è Bonvesin de la Riva, nel 1288, a lasciarci nel De Magnalibus Mediolani una delle prime testimonianze della presenza di orti e frutteti all'interno delle mura della città.
Questi li troviamo poi rappresentati, per la prima volta, nella pianta di Milano disegnata da Lafrery nel 1573, da cui notiamo come si concentrino nell'anello tra le due cinte murarie. Erano ancora proprietà degli ordini monastici e si trattava di “orti recinti da piccoli muri qualche volta privi di qualunque chiusura o, di frequente, definiti da staccionate di pali verticali, un po' distanziati fra loro e legati a pali orizzontali o posti a sostenere intrecciature di fasciami” (da L. Gambi e C. Gozzoli, Milano, 1982). Nel complesso, non dovevano a prima vista apparire molto diversi dalla maggior parte degli orti che incontriamo a Milano oggi.
Cambia l'epoca storica, cambiano gli abitanti della città: nel '700, nella fascia compresa tra le mura si insediano ricche famiglie aristocratiche che acquisiscono le aree ortive. Milano doveva sembrare all'epoca molto diversa e, soprattutto, più verde: veniva descritta ancora nell'Ottocento come “un immenso giardino” (Cantù, Milano storia del popolo e pel popolo, 1871) in cui non mancavano le coltivazioni di frutteti e ortaggi.
Con l'avvento dell'era industriale, l'orto ritorna strumento fondamentale di sussistenza economica per la nuova classe operaia. L'integrazione del salario con la produzione di ortaggi diviene un'attività apertamente sostenuta e incentivata con pubblicazioni e comitati in sostegno degli orti operai. Particolarmente rilevante è l'innovativa iniziativa promossa dall'Istituto per le Case Popolari, che nel 1915 istituisce in periferia i primi orti in affitto per gli inquilini delle sue case.
Tra le due guerre, la retorica fascista dell'autarchia trova negli orti urbani un'importante applicazione pratica che viene portata all'estremo durante la seconda guerra mondiale quando vengono messi a coltura parchi, piazze, viali della città, fino alle aree distrutte dai bombardamenti. Esemplare è la foto scattata nel 1943 che ritrae la mietitura del grano in piazza duomo a Milano, sotto la Repubblica di Salò.
La ricostruzione nel dopoguerra e l'espansione urbana che seguì spingono le coltivazioni sempre più in periferia. Comincia in questo periodo un tendenza che si consoliderà negli anni '80 e che dura tutt'ora: il significato degli orti per i suoi coltivatori è sempre meno legato a ragioni di tipo economico.
I nuovi orticoltori sono i nuovi cittadini milanesi: immigrati dalle campagne in una città sempre meno verde, abitanti di quartieri inospitali privi di spazi aperti e di socializzazione. I nuovi orti sono un tentativo più o meno consapevole di conservare le proprie radici e di contrastare un modello urbano e sociale dominante. Ma questa è storia di oggi.

lunedì 28 marzo 2011

Un orto sui tetti di Milano

di Elena Ruzza

Produrre alimenti biologici nel cuore di Milano. Il progetto, che sembrerebbe una contraddizione in termini, nasce da un'idea di Riccardo Rinetti, fotografo, e dal regista Paolo Calcagni, con la collaborazione di due agronomi. Da più di un anno coltivano ortaggi sul tetto del Bar Atm, locale ai Bastioni di Porta Volta, in una delle zone più centrali e trafficate della città.
L'orto sistemato sulla terrazza è costituito da cinque di vasche di legno, alte circa mezzo metro, rivestite di una tela permeabile e riempite da uno strato di argilla espansa e da terriccio “viziato” misto a pietra pomice. Seguendo i principi dell'agricoltura biologica sono stati piantati ravanelli, insalate, bietole, erbe aromatiche, sedano, melanzane, fagiolini, fagioli, carote, e così via. Le stesse varietà sono state contemporaneamente piantate in un campo “selvaggio” nella campagna brianzola.
Scopo dell'operazione è raccontare come nasce e produce un orto urbano attraverso il confronto con il tradizionale orto di campagna. L'intera operazione e la crescita degli ortaggi nelle stagioni è stata fotografata e ripresa: il risultato sarà diffuso su internet nel film “L'orto contemporaneo viziato e selvaggio”.
Gli autori dell'iniziativa hanno confermato che l'agricoltura nel cuore di una metropoli produce, e produce cibi di qualità. Il raccolto del piccolo orto si è rivelato incredibilmente abbondante anche senza l'utilizzo di prodotti chimici, e assicurano gli esperti che è sufficiente lavare gli alimenti per eliminare polveri sottili e altre tracce di inquinamento.



Orto diffuso. Mappatura degli orti urbani a Milano

di Elena Ruzza

Il panorama degli orti urbani a Milano è estremamente variegato per tipologia, dimensioni, stato giuridico, finalità e motivazioni, che vanno oltre la passione o la necessità di autosostentamento. Si va infatti dalla coltivazione dell'orto urbano quale attività di sostegno o riabilitazione come accade all'ex Paolo Pini, dove il “Libero orto” coinvolge persone in situazioni di disagio o con handicap fisici e psichici, agli orti nelle scuole come strumento didattico e occasione formativa. Ci sono naturalmente i complessi di orti in proprietà o in affitto, comunali e privati, fino al vasto insieme di orti abusivi, molti dei quali anche se non istituzionalizzati sono consolidati nel tessuto urbano e sociale, come i 103 orti di via Rizzoli, coltivati fin dagli anni '50 e poi demoliti dal comune a febbraio, dopo decenni di utilizzo.
In questo contesto nasce un anno fa su iniziativa dell'agronoma Mariella Bussolati il progetto Orto diffuso, che ha già ottenuto il riconoscimento Award di Agricoltura dell'Agenzia Italiana Campagna e Agricoltura Responsabile. Nel suo manifesto l’orto diffuso si definisce “in realtà un network, che collega gli spazi più immediatamente disponibili (balconi terrazzi, davanzali) con gli spazi più tradizionali. E’ una comunità virtuale ma anche fisica che si articola attraverso tutte le persone che utilizzano questi spazi per ripensare la città, ma anche la propria vita.” Il primo obiettivo di orto diffuso è la mappatura degli orti urbani della città di Milano, come analogamente sta avvenendo a Roma per conto di un'altra iniziativa di cittadini. L'aspetto interessante dell'operazione sta nel suo carattere aperto e collaborativo: chiunque può contribuire segnalando aree milanesi adibite ad orti, e non solo. Il catalogo comprende infatti tutte le tipologie riferibili all'agricoltura urbana, dagli orti su terrazzi e balconi a quelli comunali regolarmente affittati passando per orti di privati, cooperative, associazioni, gruppi informali. Inoltre, in linea con la logica del guerrilla gardening, la comunità di orto diffuso invita a segnalare anche aree dismesse o in attesa di una destinazione d'uso definitiva, angoli inutilizzati, aiuole dimenticate e tutti quei luoghi che potenzialmente potrebbero essere ridisegnati e vissuti attraverso l'agricoltura urbana. Come dichiarato ancora nel manifesto “nel progetto dell’orto diffuso l’utilizzo di strumenti multimediali e di internet diventa un ingrediente importante per mantenere la rete di relazioni, consentire la condivisione di informazioni, permettere ad altri di conoscere il progetto, rielaborarlo, trasformarlo, e rimetterlo in circolo”.
Dal blog Ortodiffuso la mappa interattiva degli orti urbani di Milano e Roma.

Milano, orti a scuola

di Elena Ruzza

Il 21 e 22 marzo a Milano sono stati inaugurati i nuovi orti nelle 30 scuole che hanno aderito all'iniziativa promossa dal comune “Orti didattici”. Si tratta di un progetto di educazione ambientale e alimentare in collaborazione con “il Giardinone cooperativa sociale” rivolto agli insegnati e agli studenti delle scuole elementari e medie che prevede la realizzazione di un orto didattico all’interno della scuola o della riqualificazione dell’esistente e una serie di attività didattiche. Gli orti diventano dunque aule all'aperto dove poter sperimentare direttamente quanto imparato, o meglio ancora imparare facendo e toccando. L'importanza di una esperienza simile è già da tempo riconosciuta, come accade nell'Istituto Comprensivo Sandro Pertini in zona Barona, a pochi passi dal complesso di orti di via Chiodi. La scuola ha appena aderito all'iniziativa Orti didattici, che ha consentito la realizzazione di un orto attrezzato. Ma qui già da diversi anni i piccoli alunni coltivano due angoli del cortile, adibiti ad orti grazie all'aiuto di qualche nonno volenteroso ed esperto. La validità di questa esperienza non sta soltanto nell'uso degli orti come prezioso strumento didattico, di crescita e di gioco, ma anche nella conferma del loro essere occasione di incontro – in questo caso intergenerazionale, di scambio, recupero e condivisione di saperi.

Su questo tema segnaliamo anche l'incontro promosso dal blog Lunedì sostenibili 
Lunedì 16 maggio, c/0 spazio Pervinca, viale Stelvio 52, dalle 20,30:
Gli orti didattici esperienze milanesi a confronto a cura di Geraldina Strino